Il campanilismo cantonale ostacola le riforme

Focus


01.06.2017

Federalismo sì, ma con giudizio

Il campanilismo cantonale ostacola le riforme

Il modo con cui i Cantoni interpretano il mandato costituzionale in materia di assistenza sanitaria spazia tra «garantismo» e «messa sotto tutela». Ma ciò che urta è soprattutto il finanziamento disuguale dei trattamenti stazionari e ambulatoriali. Sarebbe ora che i Cantoni si adoperino per trovare soluzioni migliori.

Il nostro sistema sanitario soffre di inefficienza e interventi sbagliati. Nello stesso tempo i costi aumentano molto più rapidamente dei salari e delle rendite. Alcuni Cantoni preferiscono conservare il loro potere invece di migliorare il sistema.

I Cantoni potrebbero trovare un rimedio

I Cantoni avrebbero effettivamente la possibilità di migliorare l’efficienza e la qualità dell’assistenza sanitaria. Pianificare l’offerta in un’ottica sovracantonale aiuterebbe a ridurre le sovraccapacità ed i progetti di prestigio che fagocitano miliardi. L’impegno a favore del finanziamento uniforme di tutte le prestazioni nell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (AOMS) costituirebbe un primo passo perché il trasferimento delle prestazioni stazionarie a quelle ambulatoriali – cosa per principio auspicabile – non avvenga a spese di chi paga i premi e introduca nello stesso tempo degli incentivi al risparmio per l’AOMS in toto.

Agire da soli si rivela costoso per i Cantoni

Attualmente sembra che i Cantoni non vogliano agire né a favore della pianificazione sovraregionale né a favore del finanziamento uniforme delle prestazioni AOMS. A subire le conseguenze di una pianificazione inadeguata dell’assistenza intercantonale e a pagare le sovraccapacità sono gli assicurati e i contribuenti. Ma non è tutto: la medicina di prestigio dei Cantoni soffre spesso a causa del ridotto numero di casi e così i pazienti ci perdono anche in termini di qualità. Sembra che l’unica intesa tra i Cantoni in grado di funzionare nel campo della pianificazione dell’assistenza sanitaria sia quella che nessun Cantone permette agli altri di immischiarsi nei propri affari.

 

"Pianificare l’offerta in un’ottica sovracantonale aiuterebbe a ridurre le sovraccapacità."

 

I flussi di pazienti non si fermano davanti ai confini cantonali

Nel dibattere sul nuovo finanziamento degli ospedali, il Parlamento ha preferito una prospettiva nazionale all’autarchia cantonale. I Cantoni hanno invece contrastato questa ottica e respingono di assumersi parte dei finanziamenti quando i propri cittadini scelgono un trattamento fuori Cantone. È giunto il momento per il legislatore di porre dei limiti al campanilismo cantonale se ostacola la competizione qualitativa a livello svizzero con misure di economia pianificata e con il mantenimento delle strutture acquisite. A lungo andare bisogna chiedersi per quanto tempo ancora gli assicurati e i contribuenti siano disposti a pagare per un’assistenza sanitaria eccesiva e mal programmata. La popolazione non si ferma davanti ai confini del proprio Cantone specie quando si tratta di interventi medici molto complessi. Perché mai dovremmo pagare per qualcosa di cui non usufruiamo o che è di dubbia qualità?

Luce nella «black box» dei flussi di pazienti

santésuisse ritiene che la pianificazione dell’assistenza sanitaria debba avvenire secondo le effettive regioni di assistenza e non secondo i confini cantonali. Il campanilismo equivale a una vera e propria scatola nera. Finora non si sono mai calcolati i reali flussi di pazienti. Anche l’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (ASSM) ha sottolineato nel suo recente documento programmatico «Gestione dell’effettivo e della ripartizione dei medici» che occorre creare dapprima una base di dati per riuscire a gestire l’assistenza sanitaria con efficacia. Sulla base di queste riflessioni, santésuisse presenterà nel corso dell’anno uno studio che farà luce sui flussi di pazienti in Svizzera.

 

 

Contatto