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13.09.2018

Più trasparenza sulla qualità nei nostri ospedali

Basta con la “chirurgia occasionale”

Per gli interventi chirurgici complessi, è stato dimostrato che l’applicazione del numero minimo di casi migliora la qualità e riduce il tasso di mortalità. Tuttavia, in Svizzera non è raro che la politica regionale la spunti sulla qualità dei risultati e la sicurezza dei pazienti.

In genere, gli assicuratori malattia non si intromettono nei modelli commerciali degli ospedali per cure acute. Tuttavia, ora lo fanno e vi sono buone ragioni. L’attenzione si concentra su un tema centrale: la qualità dei risultati non dimostrata nel settore ospedaliero e le sue costose conseguenze. Per fare un esempio, si potrebbe dire che gli ospedali giocano nella Champions League in termini di costi e prezzi, ma nel campionato amatoriale per quel che riguarda la trasparenza. L’efficacia, l’appropriatezza e l'economicità degli interventi chirurgici complessi non sono confermate da fatti trasparenti, basati sui dati. Una realtà per la quale gli assicurati pagano profumatamente, benché i pazienti non godano di una qualità ottimale.

Troppo pochi casi

Un fattore essenziale per migliorare la qualità dei risultati, sarebbe l’imposizione del numero minimo per gli interventi chirurgici complessi. È infatti ben documentato, che un numero di casi elevato si ripercuote positivamente sulla qualità del trattamento e sulla sicurezza del paziente, oltre a garantire un migliore sfruttamento delle infrastrutture e una riduzione dei costi totali. Mentre in Germania gli ospedali possono eseguire determinati interventi solo se dispongono di un’esperienza minima nell’area specialistica in questione, nella piccola Svizzera si fatica a fissare tali numeri minimi di casi.

 

La Svizzera deve raggruppare le “forze chirurgiche

 

Una lodevole eccezione è rappresentata dal Cantone di Zurigo, che ha stabilito il numero minimo di casi per diverse operazioni chirurgiche. Per interventi complessi ai bronchi e ai polmoni, ad esempio, si tratta di trenta casi per ospedale, un numero che è comunque tre volte inferiore a quello minimo che l'Università Tecnica di Berlino ha calcolato per la Germania. Ma in Svizzera solo 25 su 68 ospedali raggiungono questo valore, già così basso. Una situazione simile si manifesta nel settore delle protesi dell'anca, per l'impianto iniziale: solo 27 ospedali su 117 presentano un numero di casi sufficiente. A seconda dell’ospedale in questione, sono quindi i pazienti a farne le spese, mentre pensano erroneamente di essere al sicuro.

Creare centri di competenza

Nella piccola Svizzera, risulta necessario un raggruppamento delle «forze chirurgiche». L’obbligo di effettuare interventi chirurgici complessi, esclusivamente nei centri di competenza cantonali o regionali, rappresenterebbe la soluzione non solo per garantire una qualità ottimale dei trattamenti, ma anche per una maggiore economicità. Un numero minimo di casi, fissato dal Consiglio federale, apre le porte alla specializzazione e alla cooperazione. Per il momento, la questione non riguarda le cure di base negli ospedali ma non è accettabile che tutti facciano tutto: non solo non è efficace, ma non reca nemmeno vantaggi in termini di qualità.
Il problema è che ciò che sembra logico sulla carta, fallisce nell'attuazione pratica a causa della riluttanza dei Cantoni ad abbandonare la loro mentalità di prestigio in tema di politica ospedaliera, all’interno dei propri confini, a favore di una pianificazione ospedaliera sovraregionale, contribuendo a una concorrenza equa sulla qualità e, in definitiva, a una maggiore sicurezza dei pazienti.

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